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日志


1月30日

Nel momento giusto

 

Mentre lei corre e genera libertà, bella e spontanea, io con un funky blues molto soft nelle orecchie cammino da solo sotto questo sole clemente - accenno un balletto - e annuso tutti gli odori e i profumi che la natura mi propone. In questo momento sono sereno, sono felice. La vita ti si concede ad attimi e se capiti nel momento giusto riesci a farti centrare e coinvolgere.

Il vento dolce e delicato mi accarezza, e mi chiedo se in quel vento ci sei tu, se mi stai guardando da chissà dove, se stai contando i miei passi.

E mi basta questo per avere i miei minuti di pace.

 

1月22日

Anche per lei, dovunque vada

 
Come le gocce di pioggia si riversano incessanti sul vetro, così i pensieri si raggrumano sulla coscienza, offuscando la visuale.
Non si vede quasi nulla e il cielo sembra volersi nascondere, sembra voler aumentare le proprie barriere.
Con il suo guanto sinistro Silvia strofina il finestrino sperando di intravedere la strada e magari capire dove si trova. Ha già provato a chiederlo alla sua vicina, ma questa è un’anziana polacca sorda, e alla sua disperata domanda ha risposto “sono le 8:35, prego”.
Il banchiere tiene stretto tra le mani il giornale ancora caldo e analizza mentalmente i momenti liberi che avrà per leggerlo.
Fanny sembra non essersi accorta minimamente che fuori piove, i suoi mille splendidi soli sono giunti quasi alla metà e anche oggi le illuminano la mattinata.
Oggi c’è un silenzio spettrale, il ragazzo racconta-storie non è salito.
Con un po’ di attenzione riesco a sentire sotto di me i piccoli fremiti delle gomme sull’asfalto bagnato, gli impercettibili movimenti in mezzo al traffico piovoso.
La vecchia ha un’acconciatura impeccabile, e la controlla e ricontrolla in un piccolo specchietto che estrae dalla borsetta, poggiata sulle sue gambe. È seduta.
La maestra e la zitella sono salite insieme, e chiacchierano amabilmente nei posti più in fondo. La maestra racconta del colloquio con i genitori. Per alcuni bambini non si è presentato nessuno, dice, per altri sono venuti almeno 3 genitori.
La zitella ride ma con un pizzico di inquietudine e disillusione.
 
Sale anche la Filippina, è bagnata dalla testa ai piedi, e cerca di farsi spazio come può. In una mano tiene un ombrello grondante, nell’altra un panino con aglio e salame.
Dalla parte opposta, il tipo obeso, inspira.
La studentessa parla al telefono e afferma che tra meno di due ore ha l’esame di economia aziendale. Ha degli stivali, la minigonna, e ha messo le lenti a contatto.
Ora sale anche l’impiegato, che spostando frettolosamente le persone si dirige verso l’obliteratrice e timbra il suo biglietto. La studentessa allora si ricorda e con un gesto fulmineo ne tira fuori uno stropicciato e lo inserisce nella macchinetta. Fanny non si è accorta di nulla, la maestra ricontrolla il suo.
 
Esiste una figura mitologica, della quale si narra da tempo. Molti passano il viaggio pensando che potrebbero incontrarlo da un momento all’altro, alcuni ne hanno il terrore, altri giurano di averlo visto.
Questa figura è il Controllore.
Nessuno sa effettivamente come è fatto, qualcuno afferma sia simile a noi, altri dicono che non esiste ma è solo un modo per farci rigare dritto. Ma tutti in realtà, nessuno escluso, nel profondo sanno che quando lo incontreranno dovranno essere pronti.
 
Silvia sbirciando si chiede quanto manca alla sua fermata, se vale la pena rischiare di non timbrare quel pezzo di carta, e risparmiare qualche soldo.
La maestra è quasi arrivata a destinazione e con tanti saluti si congeda dalla zitella.
La zitella, rimasta sola apre la sua borsa, fruga per un po’ e con aria soddisfatta estrae un libro; un segnalibro ricamato, bianco con ghirigori azzurri è stretto tra le prime venti pagine come il salame tra le fette di pane della Filippina. Il libro è “Mille splendidi soli.”
La studentessa è immersa tra foglietti gialli che sbucano da tutte le parti, appunti inutili su qualunque cosa. Tra questi ce n’è uno che la fa sorridere, e allo stesso tempo la riempie di malinconia. Non ci sono evidenziatori che possono aiutarti a non commettere sempre gli stessi errori. Non ci sono manuali che ti spiegano quali sono errori, quali no. Spesso non ci sono delle vere e proprie risposte giuste.
 
Vicino ad un posto vuoto, ci sono io.
L’occupante è sceso da qualche fermata e io forse ho smesso di sentirne la mancanza.
La pioggia mi scende dentro e leviga la mia ruggine. Fuori la gente, vestita di gocce, continua le proprie attività. La bella barista in una mano tiene un vassoio con dei bicchierini di plastica, nell’altra la propria frangetta nera impregnata d’acqua. Il venditore di tappeti attacca fuori dal negozio l’ennesimo cartello di svendita totale. L’agente immobiliare con un ombrello nero cammina frettoloso. Il parroco continua a guardare il cielo dubbioso, in una mano stringe la nuova traduzione del vangelo, nell’altra il proprio credo consumato.
Silvia approfitta della momentanea fermata e con sguardo curioso all’esterno legge i nomi sul cartellone giallo e calcola i tempi e le distanze.
Nella mia tasca c’è un biglietto mai timbrato e non so se mai lo timbrerò. Sono nel limbo dei latitanti anch’io, eppure sono sempre qui.
L’impiegato getta una fugace occhiata all’orologio e si scopre come al solito in ritardo, maledice la pioggia e il traffico. Il banchiere addiziona mentalmente il tempo della lettura quotidiana e sottrae quello del lavoro.
Fanny si accorge ora di cosa c’è fuori. È tardi anche per lei, dovunque vada. Eppure quel ritardo le permette di continuare a leggere. Quei minuti che si allargano le permettono di perdersi ancora.
 
Continua quest’incessante malinconia mista a gioia di vivere, questa pioggia che scende nell’anima e non concede respiro, non chiede spiegazioni. Continua spesso a perdersi il motivo del mio essere su questo sedile, e continuo spesso ad aggrapparmi a questa splendida sensazione di movimento, a questo mai sentirsi uguali. Fisso anch’io il paesaggio fuori dal finestrino, e come Silvia, non sempre lo riconosco.