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日志


10月27日

Le ombre del ripostiglio

 

Di là c’è la camera di sua sorella filtrata dalle fessure del tramezzo, fessure da farsi venire gli occhi strabici e girarli per vedere tutt’intorno. La spiegazione di tutte le cose del mondo è lì dietro quel tramezzo; Pin ci ha passato ore e ore fin da bambino e ci ha fatto gli occhi come punte da spilli; tutto quel che succede là dentro lui lo sa, pure ancora la spiegazione del perché gli sfugge e Pin finisce per aggomitolarsi ogni notte nella sua cuccetta abbracciandosi il petto. Allora le ombre del ripostiglio si trasformano in sogni strani, di corpi che s’inseguono, si picchiano e s’abbracciano nudi, finchè viene un qualcosa di grande e caldo e sconosciuto, che sovrasta su di lui, Pin, e lo accarezza e lo tiene caldo a sé, e questo è la spiegazione di tutto, un richiamo lontanissimo di felicità dimenticata.

                                                     

 

                                        (Da "Il sentiero dei nidi di ragno" , Italo Calvino)

 

 

10月3日

Incoerente, splendido e crudele

 

Davanti a miliardi di puntini luminosi che definiscono la mia immagine del desktop, cerco di trovare la stabilità di questo universo virtuale.

Trasmettere i sentimenti sui tasti è sempre una sensazione particolare, e chi lo sa quello che alla fine esce fuori. E se tu dall’altra parte dello schermo credi di non capire, sappi che non sei l’unico.

Non sempre c’è qualcosa da dire.

A intermittenze regolari il cursore vuole incitarmi a scrivere. E io lo farò.

E lo farò solo perché è un modo per farsi male e allo stesso tempo riposarsi, per permettersi una pausa dalle parole in eccesso.

Dalle parole di chi cerca a tutti i costi di cambiarti, di chi non crede in quello che fai.

Da chi pensa che lo fai male, e da chi pensa che non lo fai affatto.

Da chi cerca a tutti i costi un senso, e da chi il senso non lo vuole vedere.

A te che non hai voglia di vivere.

A te che mi riempi delle le tue insoddisfazioni.

A te che mi getti le colpe addosso per sentirti migliore.

Io non lo so dove sto andando, dove mi porta quello che faccio. Ma so che ci credo, e che voglio vivere. Che voglio vivere per tutti quelli che non lo fanno. Per tutti quelli che sono già morti da tempo.

Non ho nulla di perfetto, e non ho mai desiderato averlo. È nell’imperfezione che ho sempre trovato il mio cielo.

Non voglio far quadrare i conti.

E sono troppi quelli che cercano la tessera mancante del puzzle, e io mi sono stufato.

C’è qualcuno sempre alla ricerca di cataloghi, istruzioni, ricette.

 

Gioco col mio cane che non ricordava neanche più come si faceva.

Qua non lo fa più nessuno da un bel po’.

Mi tornano in mente immagini.

Una puttana, all’angolo della strada legge la Bibbia.

Come è tutto incoerente, splendido e crudele.

 

E macino follia che chissà a cosa porta,

e mi lascio andare senza preoccuparmi di ciò che vogliono, di ciò che chiedono, pretendono.

Provo a non ascoltare chi cerca di trascinarmi nel suo baratro, e continuo a considerarmi un sopravvissuto.

Il nulla qui non è ancora di casa, e il mostro sembra dormire, anche se inquieto.

Farò di tutto affinché non si svegli mai.

…e poi arriva lei. L’unica donna di cui mi fido veramente. Mi parla di cose stupide, di punti del supermercato, di piumoni e calzini. Ma negli occhi, in quegli occhi gonfi, vedo che c’è il fuoco. Che c’è vita.

E capisco da chi ho preso, perché sono così, e perché non mollerò.

E mi rendo conto di quanti quel fuoco non lo vedranno mai, di quanti si accontenteranno di un tepore - pur avendo legna e camino - e crederanno che quello vuol dire vivere. Che l’insoddisfazione è solita compagna di viaggio.

Quanti continueranno a cercare il fuoco in mezzo al ghiaccio, e quanti non lo faranno per paura di non trovarlo.

Chiedimi di aiutarti, ma non di compatirti.

E se tu dall’altra parte dello schermo credi di non capire, sappi che non sei l’unico.

 

Non sempre c’è qualcosa da dire.