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日志


12月27日

L'anno che verrà

 

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera, compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce,
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico, cosa ti scrivo e ti dico,
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico, cosa si deve inventare
per poter riderci sopra,
per continuare a sperare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.

L'anno che sta arrivando,

tra un anno passerà
io mi sto preparando,

è questa la novità.

 

 

                   

                       (L'anno che verrà, Lucio Dalla)

 

Ho sempre vissuto con incoscienza il passaggio, non ho mai pensato cambiasse veramente qualcosa, e in realtà non l’ho mai desiderato veramente. Ma tu, che stai per arrivare, porta via quest’anno, porta via quei giorni in modo da non farli bruciare ancora qui dentro, o almeno non del tutto. Porta via quel pomeriggio seduti in cerchio sul divano. Porta via le incomprensioni, i pianti. Porta via le litigate. Porta via le vacanze riuscite male, porta via l’odore di ospedale, le parole di troppo. Porta via il male fatto senza volerlo. E anche quello fatto coscientemente. Porta via quel pomeriggio con il rasoio in mano. Porta via quel mattino di me alle 5:00 in macchina, a guardare la sua finestra, il suo portone, quei luoghi che non avrei più rivisto. Porta via gli addii. Ma non portare via quegli strumenti persi nell’erba con la macchina parcheggiata alla meno peggio. Non portare via il sorriso nei momenti meno indicati, non portare via le sue mani, e quelle labbra, e quei pomeriggi. Non portare via la notte in 3 nel letto a ridere e fare pernacchie, non portare via quel discorso tutti insieme su di una zattera piratesca in mezzo al mare spagnolo. Non portare via gli amici, quelli veri, quelli che ci sono. Non portare via quelle ore interminabili di Milano. Non portare via lei, fa che possa ancora sentirmi figlio. Non portare via le mie radici. Non portare via le luci, i vestiti sporchi di trucco e la voce che trema al microfono. Non portare via quella sera che ho ripreso un volante in mano. Non portare via tutti i ragazzini intorno al fuoco, e il freddo. Non portare via quella sera che io e lei scavalcammo a Villa Ada salendo sul tettuccio della mia macchina. Non portare via quella stramba festa vestiti da ‘700. Non portare via le soddisfazioni, ma forse neanche le sconfitte. Non portare via la consapevolezza, ma neanche l’inconsapevolezza. Vorrei accogliere quest’anno così, come viene, come sempre. Ma in realtà è che le aspettative sono molte. Ed io stavolta, mi sto preparando.

 

12月15日

L'angolo destro

 

È noto che i Darling abitavano al 14, e finché Wendy non venne al mondo, sua madre fu il personaggio più importante. La signora Darling era graziosa, aveva un cervellino romantico e una bocca dolcemente ironica.

Il suo romantico cervello era simile a certe minuscole scatole, una dentro l’altra, che vengono dal misterioso Oriente. Se ne apre una, e dentro se ne trova un’altra, e in questa un’altra ancora, e così via. E sulla sua bocca, dolcemente ironica, aleggiava sempre un bacio che Wendy non riusciva mai a cogliere, sebbene stesse lì, perfettamente visibile all’angolo destro.

Il signor Darling conquistò a questo modo la signora Darling: i numerosi giovanotti che da bambini avevano giocato con lei, si avvidero simultaneamente di esserne innamorati e corsero tutti a casa sua a chiederne la mano, tranne il signor Darling. Egli montò in carrozza, giunse primo, e ottenne la fanciulla. Ottenne tutto da lei, all’infuori della scatola più interna del cervello e del bacio aleggiante all’angolo destro della bocca.

            Veramente, della scatola interna egli forse non seppe mai nulla, e al bacio rinunciò in tempo, così da non averne un rifiuto. Wendy pensava che Napoleone avrebbe potuto conquistare quel bacio. Noi crediamo invece che anche lui sarebbe fallito nel tentativo, e ci sembra di vederlo correr via furibondo sbattendo la porta.

            Il signor Darling si vantava con Wendy che la signora Darling non solo lo amava, ma soprattutto lo rispettava.

            Egli era uno di quei personaggi importanti che sanno tutto intorno ai titoli e alle azioni. A essere sinceri, nessuno capisce bene come vadano queste cose, ma egli sembrava lo capisse, e parlava con tanta competenza di azioni in rialzo e di titoli in ribasso che nessuna donna avrebbe potuto fare a meno di ammirarlo e rispettarlo.

La signora Darling si era sposata in bianco e i primi tempi aveva tenuto in modo perfetto i conti di casa, quasi con entusiasmo, come si trattasse di un  gioco.

Non dimenticava di annotare nemmeno l’acquisto di un cavolino di Bruxelles. Poi, con il passare del tempo, dimenticò di conteggiare interi orti di cavolfiori, e al posto delle addizioni e delle sottrazioni apparvero abbozzi di bambini senza volto. Erano gli indovinelli della signora Darling.

 

 

                                                                                      (Da "Peter Pan", James Barrie)