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3月23日 La pioggia, e la collezione di odori
Sono infelice e annoiata. Apro le ante del mio armadio segreto e cerco un odore che mi tiri su il morale. Odore numero 1: nonna Odore numero 33: Fabiola. Odore numero 79: Gianni. Odore numero 401: Barbara. Odore numero 489: Marco P. Odore numero 777: Claudio. Odore numero 903: Pier. Una discreta collezione. Tiro fuori l’odore numero 2, l’odore di mia madre, un miscuglio acre di colori a olio, nicotina e un fondo dolciastro che viene proprio dalla sua pelle. È dolce e allo stesso tempo ha un retrogusto di oceano. Annuso la sciarpa che le ho rubato, quella che indossava quando d’inverno il riscaldamento nella dèpendance si rompeva e lei non rinunciava a dipingere. Avrebbe dipinto sotto la neve se ce ne fosse stato bisogno. Inalo profondamente, fino alla fine della gola, m’impossesso del suo odore e sono in riva al mare, posso sentire le onde che sbattono contro gli scogli e il rumore del vento che mi scompiglia i capelli. Gli occhi mi si bagnano e capisco che è il momento di riporre la sciarpa. Prendo il numero 561. Patrizio. Dolce & Gabbana uomo, dolce, intenso, un retrogusto speziato e un fondo di cannella. Ho la pancia sudata e m’ingarbuglio dentro le lenzuola stropicciate. Numero 799 Francesco. Nivea, pane, sole, nuda su un letto per dieci ore, a ridere, parlare, amare. Malinricordi. Buongiorno malinricordi. Gli odori della pelle sono solo migliaia di malinricordi in più. Ripongo gli odori nelle loro apposite buste, con minuziosa precisione sigillo a caldo il lato aperto. Numero 5. Riccardo. Ecco, Ricky so già che mi farà ridere. Afferro la busta, la apro fiduciosa di ritrovare serate in discoteca, risate, Paola che si ubriaca fino a non reggersi in piedi, gente che saltella come canguri, abiti firmati e borsette di Gucci. Avvicino alle narici il maglione grigio che Riccardo dimenticò a casa mia non so quanti miliardi di anni fa. Lo trovai per caso su una sedia in salotto. Credo di averci dato un’annusatina sommaria e di averlo catalogato e riposto subito dopo. Senza tanta importanza. Un odore intenso di muschio e sandalo. Non mi ero mai accorta che Riccardo avesse questo profumo di pelle. È proprio vero che più una persona ti sta vicino e più non fai caso alle sue qualità. Più credi di conoscere una persona più il suo senso ti sfugge. Continuo ad avvertire sensazioni contrastanti. Sniffo profondamente, mi riempio i polmoni di Riccardo. Mi piace moltissimo, non staccherei più il naso da questo maglione. Dovrei distrarmi da questa cosa che non so controllare.
Piove. Adoro la pioggia. Adoro il sapore della pioggia. Un profumo madido e intenso, zuccheroso come le fiere del luna park che vendono torroni, caramelle e zucchero filato…. E improvvisamente da dolciastro si fa amaro e selvatico come la baia di qualche oceano e puoi vedere le onde che s’infrangono e sentire spruzzi vaporosi sfiorarti le caviglie. Adoro il profumo della pioggia. Adoro il suono della pioggia. Un suono preciso come un orologio che non è il mio. Nenia incessante come la ninnananna della buonanotte che si ripete ai bambini per farli addormentare. Rassicurante pioggia, compagna di notti passate sveglia ad ascoltare il suo malinconico concerto di solitudine e nemmeno immaginare d’essere stretta a qualcuno, perché lei era troppo per essere divisa con un altro paio d’orecchie.
Poi dicono che sono depressa, lo dice mia madre, la mia analista ne era fermamente convinta, perfino i miei amici ogni tanto ci fanno caso, ma solo ogni tanto, perché il resto del tempo sono presi da se stessi e da qualche evento mondano. La depressione però non è quello che si pensa di solito, è solo questo. Non è uno stato preciso; un momento transitorio, forse, ma non ha delle caratteristiche ben definite, non come agognerebbero gli psicologi, perlomeno. È solo questo, una parola: depressione. È solo un insieme di mille domande, e mille non-risposte, un’assenza di voglia di andare avanti, e poi è tutto quello che hai intorno che ti dà la nausea e che non è più nel posto giusto sulla mensola, anche se quella sistemazione glie l’avevi data tu. O forse è il buio, quello di cui gli uomini preistorici avevano così timore prima di scoprire il fuoco. O forse è quello che ci sta dentro al buio. E dentro al buio ci sei solo tu, ed è questo che spaventa davvero; la depressione è arrivare alla consapevolezza di quello che si è realmente, è l’inevitabile paura di trovarsi di fronte a qualcosa che non ci piace, la paura di non sapersi affrontare e migliorare. Così, semplicemente ti lasci andare nel tuo piccolo dolore personale, ti lasci cullare dalla svogliatezza di metterci un rimedio. Tutto qui, Molto più facile di quello che si paga per cercare di guarire. È la tristezza più avvolgente. Il dolore meno pungente ma più costante. È una scatola nera senza uscite. Un cubo di Rubick mancante della combinazione finale.
(Da Il quaderno nero dell’amore e da Io non chiedo permesso, Marilù S. Manzini)
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