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4月17日 Per qualcuno è primavera
Con la finestra d'acciaio che non si chiude neanche con quel calcio ben piazzato sulla cornice, entra quest’arietta di primavera un po’ piovosa un po’ splendente. Un po’ indecisa. In una stanzetta i faretti fissi uccidono i cambiamenti temporali e il rumore dei fax e dei telefoni mi fa pensare che questo sia il punto di non ritorno. Qualcuno qui vicino è perso alla ricerca della trovata di Marketing più geniale, della scelta del pacchetto più fastoso e conveniente. Qualcuna passa la giornata a rispondere a una chiamata che non è mai per lei e queste fastidiose bocche meccaniche sputano a intermittenza documenti che verrano catalogati almeno in 3 luoghi differenti, per non essere probabilmente consultati da nessuno. Ci sono in giro fogliettini pieni di numeri, esterni, interni, doppi. Liste di condivisioni, regolamenti, titoli nazionali, titoli internazionali, case di produzione, elenchi di attori. C’è qualcuno che fuma tranquillamente, anche quando è vietato, qualcuno che durante le riunioni con grandi nomi con grandi giacche e grandi cravatte, e una bottiglia d’acqua a persona, si controlla il maglione liso e cerca di ricordare dove ha parcheggiato la sua bicicletta. Qualcun’altra ha lasciato tutto questo e forse sta nuotando nella sua piscina e recuperando le ore perse a protocollare fogli. Qualcuno ha sempre la testa tra le nuvole, sbaglia tutto. Da qualche altra parte c’è una persona che funziona come una calamita, e si porta dietro tutti i pensieri. Una persona che è entrata di forza con un abbraccio, delle nottate svegli, e quel quadro di quel tale, che a guardarlo è sempre più bello. Una persona che aspetta qualcosa, che ha voglia di avere e paura di perdere, paura di non essere totalmente contraccambiata. Qualcuno gira con un telefonino e fissa appuntamenti in ogni parte del mondo. C’è attesa. I tecnici dei computer si interrogano sugli ennesimi fallimenti. Qualcuno si prende insulti da quella persona che desidera amare come forse non ha mai fatto e ha paura di farlo. Ha paura di un altro errore. E le parole non escono, e sono tutte là sotto. E fanno male, perché si accumulano, si mescolano sotto al cuore che sembra dover sbucare fuori da un momento all’altro. Sembra rompere gli argini. Come far capire a quello sguardo così bello, così indagatore e seducente, che basta solo quello per dimenticare ore passate a fare cose inutili. Che la primavera è arrivata, non grazie al sole, ma grazie a quel corpicino da tenere stretto. Che forse non c’è niente di più vero di quelle mani che sudano ad ogni parola, e niente di più inutile di tutto il mondo che sta fuori quella macchina bianca con le portiere sempre aperte. Che questo inizio, potrebbe ripetersi all’infinito senza mai un pentimento.
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