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日志


5月18日

Figli della stessa madre

 
Succede che non sai bene perché ma ti ritrovi a Rieti in lista per un fantomatico concorso di canto.
Compagnia di viaggio: A. , la mamma di A. , R. , e LaProfessoressa.
Ti sei svegliato alle 5:00 per non ritrovarti con una voce mista De Andrè–Ligabue-Barry White.
Quello che ti avevano spacciato per un tranquillo concorso era in realtà un bordello maniacale nazionale con gente che veniva da dovunque.
 
Il tutto era diretto da una tipa con un assurdo e leggiadro vestito, che non ho conosciuto con altri nomi se non “la signora svolazzante”, poetico epiteto assegnatole da LaProfessoressa.
Non voglio parlare di noi, ma di quello che ho visto.
 
Daglie che la prima è na sega.
Daglie che la seconda è na pippa.
 
Ma poi si presenta la terza.
E forse molto più di una terza. Decisamente di più. Una quarta, una quinta, una sesta. Un tutt’uno. Arriva Rossella.
Rossellona è una sorta di armadio a due ante semovente con contorni in radica (la barbetta).
Ha dei lunghi e cespugliosi capelli nero corvino che contornano un porcino viso lussurioso.
Al posto della pancia, sotto la maglietta c’è un cinghiale vivo spalmato in orizzontale.
Rossellona canta “sei bellissima” di Loredana Bertè.
È Alta, è grande, fa paura.
Sono le 9:30 e mezza di mattina, io ho una voce mista Barry White-De Andrè- Ligabue, ma con un pizzico di raucedine in più.
Rossellona, invece ha una voce della Madonna, alle 9:30 di mattina. Ha probabilmente un diaframma della portata di una gondola veneziana.
Rossellona ha una voce che spacca i muri e mentre si canta addosso “sei bellissima” (e sarà ironico?) si tocca, si contorce, è orgasmica e piena di vita. Fa anche un po’ ribrezzo. Ma è brava.
Tanto.
Dopo Rossellona sembra tutto piombato nel buio, la sua bravura aveva oscurato le altre concorrenti. O forse era perché, dopo aver cantato era rimasta davanti al riflettore e vista la stazza, per una buona mezz’oretta non s’è visto più un cazzo.
Dopo averla spostata di peso, si sono presentate le altre.
Dico “altre” perché eravamo 33, di cui 29 ragazze, io che non contavo perché duettavo con una ragazza (A.), 2 ragazzi, e 1 indeciso.
Si esibiscono tutte, una dopo l’altra. Voci pazzesche. Chi più chi meno.
Una tipa piemontese ha cantato una canzone di cui ignoro il nome, la tonalità, la linea melodica. Era solo un suicidio di circa 4 minuti su tre note ai limiti del pentagramma, quasi ultrasuoni. Lei fantastica.
Chi non aveva grandi voci si basava sull’acconciatura.
Ed ecco una tipa che canta Gianna Nannini (Meravigliosa creatura…) acconciata in completo anni 90, capelli cotonati. Un tuffo all’indietro nel tempo.
Una tipa vestita da Punk con un gonna troppo, troppo corta.
Due vestite da uomini con la cravatta che cantavano le inserzioni sui giornali di Paola Cortellesi.
Succede questo, si.
Arriva il primo ragazzo. Finalmente.
Il primo ragazzo è una persona un po’ insignificante, ha la barbetta, i capelli ricci, è vestito in tuta.
Il primo ragazzo non so se ha un nome, forse si sono scordati di darglielo.
La canzone era “giorgia”, ed io lo chiamerò così.
Giorgia non è come noi comuni mortali, che portano tristemente il cd, con la base, al fonico.
Giorgia si è portato un pianista jazz di 40 anni.
Cominciano, lui a suonare, lui a cantare, e per 5 minuti ho la chiara sensazione di trovarmi in uno di quei locali con tanto fumo, foderati di blu e con i tavoli di legno scuro. Luci e buio che si condensano in una miscela di individui neri che ballano l’uno a fianco all’altro con qualcosa di molto alcolico nel bicchiere, una cameriera con le labbra lucide che mi chiede cosa può fare per me e ai bordi del palco due negrone centocinquanta chili l’una che smuovono le tette a ritmo di musica.
Giorgia mi ha emozionato.
Molto più dei rimanenti maschi.
Un tipo di Reggio Calabria, un personaggio decisamente irritante, canta in maniera poco onorevole, poi si rivolge alla giuria e dice: “voi 3? Mi conoscete?”.
Evidentemente si, perché è passato in finale.
Ma il mio personaggio deve ancora arrivare. Ora.
Si chiama Salvatore. È l’indeciso. Salvatore è poco più piccolo di Rossellona, viene da Caltanissetta, canta Sere Nere di Tiziano Ferro, ma metà in spagnolo e col timbro con cui la canterebbe Gigi d’Alessio. Lo chiameremo Tizianone. Fa molti movimenti delicati.
La maggior parte delle ragazze del concorso appena arrivate al microfono, per l’imbarazzo, con un gesto timido e molto femminile si aggiustano i capelli dietro le orecchie.
Lo fa anche Tizianone (che ha i capelli corti, peraltro…) ma è tutta un’altra cosa.
Una ragazzina che sembra una suora prematura canta “fratello sole sorella luna” in versione lirica.
Poi arriva una Topa – perché c’è sempre una topa – e per metà canzone non mi dice nulla, poi attacca il ritornello e si trasforma in qualcosa che sa di mare, di sole e comunque di sublime.
Tutti applaudono, qualcuno è commosso, Rossellona rutta.
L’ultima è una sorta di voce bianca che esordisce con “io canto sempre”.
Intendeva il titolo della canzone “sempre”, per l'appunto,  ma prima che la gente lo capisce si è portata appresso già due o tre “sti cazzi.”
Finisce tutto.
Tizianone mi guarda.
Escono i classificati: sono Giorgia, la Topa, e il tipo di Reggio Calabria.
Tizianone mi guarda di nuovo. E di nuovo.
Se ne accorgono anche A. ed R.
E in quell’istante, solo in quel preciso istante, mi rendo conto che Tizianone non è indeciso.
Anzi, per niente.
Al contrario Tizianone la sua scelta l’ha già fatta.
E sono io.
Cerco di muovermi, molto vago, lontano da lui.
Ma dovunque vada lui è dietro di me, il che non è neanche troppo simpatico.
Ci caricano su una navetta.
Ci portano a mangiare, tutto gratis. Pagano gli sponsor.
E ci sentiamo scolaretti in gita, artisti in erba, circensi in crescita.
Si respira un’aria di amicizia e si capisce che bene o male sia andata, siamo tutti figli della stessa madre, tutti venuti li per lei sola.
La musica.
Tizianone mi si avvicina, mi dice una frase in dialetto che non oso sapere. Io esibisco un vago e goffo sorriso e mi avvio verso il tavolo.
Tanto lui è a quello davanti.
E si mangia, ci si diverte e ci si scorda per un po’ dei problemi che ti attendono al ritorno, e delle preoccupazioni che spesso incombono.
La signora svolazzante ha fatto un bel lavoro.
In una trattoria di Rieti, con gente che non avevi mai visto prima di oggi, si è felici.
E grazie ad un malizioso sorriso rivolto dalla mia parte, capisco che felice, lo è anche Tizianone.
 
 
5月3日

Pensieri Spagnoli

 

E dunque siamo tornati.

Ho vissuto questo viaggio abbastanza inconsapevolmente e so di non essere stato partecipe in molte cose. Ma mi serviva.

Ero comunque presente, facevo comunque attenzione a tutto, e ho potuto godere di ciò che mi accadeva intorno.

saranno frasi ridondanti, immagini che ricorderò con affetto e in un modo o nell’altro ognuno di voi. Dai vecchi ai nuovi.

È stato un piacere essere circondato da voi (anche se ero un po’ fuori dai rapporti fratello-sorella, ragazzo-ragazza che nel viaggio impazzavano…pazienza!).

È stato di nuovo possibile sapere che non importa da dove vieni, che cosa ti ha portato fino a qui, vicino a me.

Non importa che età hai (vero Nonno?), se ci conoscevamo oppure no.

Sono particolari senza risvolti in queste situazioni.

Forse siamo mondi diversi e forse non ci sarà più occasione, ma comunque andrà, anche se solo per un attimo

    -  forse in una chiesa, in silenzio, involontariamente –

i nostri cuori hanno battuto all’unisono. E questo è ciò che conta.

 

“Eppure sentire”

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Chissà perchè l'ho scritto sul blog visto che nessuno di voi ha il mio contatto?