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日志


7月11日

Una zattera chiamata Ondanomala

 

Mentre tento di studiare, arriva lui, il sonno.
E stavolta è benaccetto, perché so che stavolta, è uno dei tanti souvenir.
Dietro di me, in un angolo sull’attaccapanni,  c’è una maglietta azzurra.
Disegnato sopra c’è un nome che fino a qualche tempo fa mi sembrava quasi insensato.
Ondanomala.
E invece un mare di ricordi, un mare di onde. E una che in questo momento è più alta di tutte.
E il cuore batte li sotto, sotto quell’onda.
Dentro l’acqua riesco a vedere non più nomi, parole su come dovrebbe essere e invece non è.
Ora vedo semplicemente ciò che c’è. Vedo persone, che conosco ad una ad una.
Non solo una dimensione parallela fatta di file, mail, attività che forse non funzionano.
Adesso ho negli occhi una realtà vera, fatta di Rotolino, di Mensy, di “Mi sono fatto una canna!”, di Dark Guido, Light Guido e The Dark Side Of The Drive, di Mangroviette e Baobab.
E ci sono fuochi, camminate, tralallallero, prese in giro, discorsi, ramarri tra i sassi, tavole di legno e materassi troppo belli, incomprensioni, bacietti del buongiorno.
Ci siamo noi, col freddo – de notte -.
La stanchezza, la beata stanchezza.
La stanchezza di quando hai fatto tutto quello che ti era concesso di fare.
La stanchezza di quando ci sei riuscito.
È stato bello scoprire, ricredersi, smontarsi.
Sono andato oltre i pregiudizi e ho scoperto persone eccezionali.
Cercare di comprendersi, anche quando sembra impossibile, quando sei esausto.
Spesso durante l’anno, ho pensato che non ce l’avremmo mai fatta. Che si sarebbe risolto tutto in un buffo, triste e silenzioso naufragio.
Ma sono sempre stato qui, e senza voce, urlo ancora più forte che non so il colore, né il sapore della storia che mi dai, ma so che sarà importante. Sarò una striscia di cielo, un filo di sorriso, un ciottolo di strada.
L’essenziale è che sarai vita della mia vita, Tu.
Adesso la zattera ce l’abbiamo.
Attendo di salpare.