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7月30日 Scrivendo sui bordi
Questo sole finalmente estivo che illumina i cipressi intorno a noi e paradossalmente dona vita, insistentemente inclemente ci cuoce come salsicce alla brace. “Non vorrei mai essere morto in questo posto”, mi dice Guybrush. E io annuisco. Con un motorino e dei fiori in mano ci aggiriamo nella parte visibile dell’entroterra. Ogni volta gli stessi movimenti, ogni volta una foto diversa. Non sempre una foto. Piccoli movimenti per persone lontane tra loro. Un fiore per te che hai letto il libro senza guardare la copertina, per te che eri bella, e non hai potuto fare “scelte sbagliate”, per te che non hai avuto orsacchiotti da stringere, né carezze da ricordare. E soprattutto per te, che il mio silenzioso ringraziamento è un gran bel girasole vicino ad una croce provvisoria. Oggi sono qui con qualcuno che mi penetra le lacrime, con qualcuno che in maniera completamente diversa è l’ingrediente mancante delle mie ricette. Oggi siamo qui a ricordarci che una parte in cielo già ce l’abbiamo. Nella mia testa ci sono consapevolezze diverse. C’è un possibile passato fatto di fatica, di scelte, qualcuna volontaria, qualcuna no. Un passato fatto di lavoro su lavoro, ma anche di soddisfazione, di persone nuove, di pizze al taglio in ufficio a orari improbabili, di piccoli gesti che portano a creare grandi cose, partendo dalla base. E poi una valigia con i primi vestiti rimediati e il ritorno alle cose semplici. Il prendersi poco sul serio, il giorno prima col completo elegante, il giorno dopo con le corna finte e i piedi nudi a entrare e uscire da un armadio di cartone. E c’è un possibile futuro fatto di ignoto. Fatto di semi piantati, fatto di vecchie certezze, fatto di baci ancora nuovi e di un amore da coltivare. A fare un bilancio di un anno così assurdo mi viene da lasciare un grande buco bianco al centro del foglio, ma riempire i bordi quasi da non capirci nulla. E a furia di girare intorno al vuoto magari il bianco diventa meno visibile - ma sempre presente - . Il sole comincia a superare il suo culmine, comincia a pendere dall’altra parte. “Ogni volta c’è sempre più gente da venire a trovare” , mi dice Guybrush mentre usciamo da questo posto, senza più fiori in mano. E io annuisco ancora. Poco prima dell’uscita, in una montagnola di terriccio, stanno crescendo piante nuove.
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