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11月24日 Una palla da baseball fangosa
E gli uomini della Terra vennero su Marte. Vennero perché avevano paura, o perché non l’avevano, perché felici, o infelici, perché erano come i Padri Pellegrini che avevano fondato le colonie americane, o perché non erano come i Padri Pellegrini. Ognuno aveva avuto le sue buone ragioni per venire su Marte. Cattive mogli da abbandonare, lavori ingrati, città inospiti; ed essi venivano su Marte per trovare qualcosa, o lasciare qualcosa, o ottenere qualcosa, per scavare qualcosa, o seppellire qualcosa, o lasciare una volta per tutte in pace qualcosa. Venivano con piccoli sogni, o sogni immensi, o niente sogni del tutto. Ma un dito governativo vi si appuntava contro, in molte città, da un cartellone stampato a quattro colori: C’E’ LAVORO PER TE NEL COSMO: VIENI SU MARTE! e gli uomini avevano cominciato a mettersi in fila, qualche diecina, in principio, quaranta o cinquanta al massimo, perché gli uomini nella stragrande maggioranza sentivano quell’immenso malessere nel petto ancor prima che il razzo si lanciasse in una serie assordante di scoppi nello spazio. E quel male si chiamava “la solitudine”, perché quando vedevi la tua città natia rimpicciolirsi come il tuo pugno, e poi raggrinzirsi fino a non essere più grossa di un limone e finalmente, ridotta a una capocchia di spillo, svanire nella scia di fuoco del razzo, tu ti sentivi come se non fossi mai nato, e non ci fosse nessuna cittadina natia nell’infinito, ti sentivi nel nulla, con tutto quello spazio intorno a te e niente di familiare, soltanto un pugno di altri uomini sconosciuti. E quando l’Illinois, lo Iowa, il Missouri, o il Montana svanivano nell’oceano di vapori e, ancor di più, quando tutti gli Stati Uniti si riducevano a un’isoletta nebbiosa e l’intero globo della Terra diveniva una palla da baseball fangosa, scagliata nello spazio, allora tu eri veramente solo, vagabondo nelle praterie dello spazio, in viaggio per un luogo che non potevi nemmeno immaginare. Così che non c’è da stupirsi se i primi coloni su Marte furono pochi. Il numero poi si accrebbe di continuo proporzionalmente al numero di uomini della Terra già presenti su Marte. C’era una certa consolazione nel sentirsi sempre più numerosi. Ma i primi Solitari dovettero starsene da sé, ognuno per conto suo…
(Da "Cronache Marziane", Ray Bradbury)
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